Raccolta indifferenziata: perché esiste ancora e cos’è davvero

Raccolta indifferenziata: perché esiste ancora e cos’è davvero

12 Dicembre, 2019 Off Di Danilo donati

Sono ormai pochi i comuni italiani che non hanno programmi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani: nel tempo ci si è accorti infatti che, al di là dei costi ambientali e legati al mancato riutilizzo di materiali come plastica, vetro, carta, ma anche compost per esempio, che possono vivere numerose vite diverse, la raccolta indifferenziata ha costi logistici piuttosto ingenti, dal momento che sempre più spesso gli impianti di smaltimento e le ditte del settore sono specializzate e lavorano con una classe di rifiuti più che con un’altra.

Il tutto senza contare che lo smaltimento dei rifiuti alla vecchia maniera può rendere le città più sporche, anche visivamente: centri di raccolta, isole ecologiche o raccolta porta a porta nati insieme alla raccolta differenziata, infatti, hanno reso tutto il procedimento di smaltimento dei rifiuti urbani più funzionale e razionale.

Perché allora anche nei comuni che fanno la differenziata, ci sono ancora cassonetti e contenitori per l’indifferenziata? Non bisogna fare confusione: quello che si trova indicato su buste per la spazzatura, bidoni condominiali e cassonetti come indifferenziato è, in realtà, una categoria residuale dei più comuni rifiuti urbani, che non può ancora essere riciclato perché non esistono le tecniche adatte, perché i costi sarebbero eccessivamente alti in rapporto ai benefici o, ancora, che il singolo comune  non raccoglie diversamente perché gli impianti a cui fa riferimento per lo smaltimento non riciclano quella determinata classe di rifiuti.

Bidone dell’indifferenziato: consigli ed errori da non fare

Cosa va buttato, insomma, nella raccolta indifferenziata? Rispondere a una domanda come questa non è semplice – come del resto non è mai semplice rispondere a domande che riguardano il corretto smaltimento di rifiuti anche di produzione quotidiana. Ogni comune ha, infatti, le proprie regole per la raccolta differenziata e non è detto che quello che va buttato nella plastica a Milano, vada buttato nella plastica anche a Roma.

L’idea migliore è, insomma, far riferimento sempre alle indicazioni fornite dalla ditta o dall’ente che si occupa di raccolta differenziata nel proprio territorio, normalmente riportate sui cassonetti o fornite insieme al necessario per la raccolta porta a porta. In più, molte aziende hanno preso a riportare sulle confezioni delle indicazioni di valenza generale su come smaltire correttamente i diversi prodotti o i loro scarti.

Se non è semplice dire cosa va buttato nella raccolta indifferenziata, decisamente più semplice è evidenziare falsi miti ed errori in cui è facile incappare, ma che rischiano di rendere del tutto inutile la differenziata.

  • Non tutto quello che è sporco va nel sacco nero indifferenziato, per esempio. È facile, infatti, pensare che piatti, bicchieri e posate di plastica o altri contenitori perché sporchi o con residui di cibo debbano essere buttati tra i rifiuti misti. In molti comuni non è così e questi tipi di oggetti vanno buttati nella plastica o nella carta, in virtù del fatto che il rifiuto è sottoposto a una sorta di lavaggio una volta che arriva al sito di stoccaggio.
  • C’è carta e carta e, in qualche caso, va buttata nella raccolta indifferenziata. Può sembrare controintuitivo, ma alcune tipologie di carta come la carta da scontrino o di alcuni biglietti di autobus e metropolitane, perché sottoposte a lavorazioni particolari vanno smaltite tra i rifiuti misti dal momento che non possono essere riciclate. Lo stesso vale per la carta da forno, per esempio, che essendo oleata non entra nel ciclo di riutilizzo della carta.
  • Un discorso simile vale per il vetro. Non c’è errore peggiore da fare che buttare i bicchieri rotti per esempio, nella campana del vetro: nella maggior parte dei casi, infatti, hanno una componente di cristallo che non può essere differenziata.