Perché quello atmosferico è l’inquinamento che non vedi ma che fa più danni di quelli che immagini

Perché quello atmosferico è l’inquinamento che non vedi ma che fa più danni di quelli che immagini

5 Dicembre, 2019 Off Di Danilo donati

Periodicamente studi e classifiche danno indicazioni su quali sono le città con migliore qualità dell’aria; posti come Milano, Roma o Napoli da tempo hanno imparato a fare i conti con numeretti che misurano la quantità di smog e in base ai quali vengono organizzate giornate di blocco totale o parziale della circolazione delle auto; a scuola si studiano fin da piccolissimi quali sono i principali inquinanti dell’aria e, dal canto loro, politici e istituzioni di Paesi diversi sono da tempo impegnati in infinite querelle su come raggiungere obiettivi di sostenibilità ambientale.

La verità però è che il grande tema dell’inquinamento atmosferico,dell’inquinamento dell’aria è ancora troppo spesso sottovalutato, soprattutto perché non sempre se ne percepiscono gli effetti concreti e non è facile quantificare i danni a esso ricollegati. Effetti e danni, però, che al contrario di qualsiasi credenza sono consistenti e incidono più di quanto si immagini sulla vita di tutti i giorni.

Inquinamento dell’aria: che effetti sull’uomo e non solo

Basti pensare a un solo numero: ottocento mila, o poco meno, sono in un anno le morti causate solo in Europa (a livello mondiale, infatti, un numero come questo cresce fino a nove milioni) dall’inquinamento atmosferico. Se le si guarda più da vicino si tratta, in realtà, di morti generate principalmente da ischemia e infarti, e solo dopo da patologie come tumori o forme cancerogene a carico dei polmoni.

La domanda che c’entra l’inquinamento dell’aria con dei danni a carico di cuore e apparato circolatorio?

La risposta, però, è altrettanto facile e facilmente confermata da studi e ricerche in campo medico: gli inquinanti dell’aria hanno un effetto ossidante sui vasi sanguigni, li sottopongono a stress e li deteriorano fino a causare appunto patologie anche gravi al sistema cardio-circolatorio. Qualche volta, così, anche quella che sembra una semplice diagnosi di pressione alta è da ricollegare in realtà all’esposizione a inquinamento atmosferico.

Gli effetti sugli uomini delle sostanze inquinanti che si trovano nell’aria non sono però né gli unici, né i più diretti di cui accorgersi. La famosa nebbiolina marrone o grigia che avvolge le città, soprattutto nei quartieri più densamente popolati o vicino ai centri industriali è il cosiddetto smog e uno degli effetti più visibili, anche letteralmente e a occhio nudo, dell’inquinamento atmosferico. È prodotta soprattutto da ossido di azoto e composti volatili (in gergo VOC) che sono ricollegati, appunto, alle attività industriali o al traffico cittadino.

Ancora, in molte zone di mare anche italiane i bagnanti lamentano da anni una sorta di patina verde che sporca l’acqua e rende sgradevole fare il bagno: se ci si sta chiedendo che cosa c’entri questo con l’inquinamento atmosferico va considerato un circolo, tutt’altro che virtuoso, in cui le sostanze inquinanti presenti nell’area contribuiscono all’effetto serra e all’aumento della temperatura media non solo percepita ma anche delle acque, se i mari sono più caldi a sua volta è più facile che si sviluppino nutrienti e ciò genera, appunto, la proliferazione incontrollata di alghe e lemma – la striscia verde che fino a qualche tempo fa non eravamo abituati a vedere nei nostri mari o, più tecnicamente, un effetto di eutrofizzazione.

Già così si può immaginare, insomma, che gli effetti a catena dell’inquinamento dell’aria incidono sull’equilibrio degli ecosistemi e che flora e fauna potrebbero risultare nel lungo periodo profondamente decimate – cosa che, in parte, sta già succedendo dal momento che la questione dell’alta concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria è in realtà molto più vecchia di quanto si immagina.

La soluzione? È purtroppo più complessa del problema stesso e richiede certamente l’impegno di istituzioni, politica, attori economici ma, in maniera non meno prioritaria, anche quello dei singoli.